domenica, ottobre 24, 2010

INFECTION CODE (Intervista)



Dopo la recensione di Fine abbiamo scambiato qualche impressione con il frontman Gabriele in modo da saperne di più sullo stato attuale degli Infection Code, eccone il risultato:


Ciao Gabriele e bentrovato su NeuroPrison. Sono passati tre anni da "Intimacy" e anche stavolta vi siete presi il giusto tempo per mettere a fuoco le idee, trovare la giusta via ed incanalare il tutto attraverso dei nuovi brani che vedono ulteriormente espandere il vostro spettro sonoro, parlaci un pò di quel che è avvenuto in questo lasso di tempo....

Grazie per aver ospitato ancora una volta , sulle pagine di Neuroprison la nostra bestia. Sono passati tre anni in cui abbiamo impiegato il nostro tempo per suonare un po’ in giro promuovendo “Intimacy” e poi per gettare le basi su un nuovo album. Non siamo stati troppo a pensare su come dovevamo evolvervi/involverci ma abbiamo risposto all’urlo disperato e straziante della nostra emotività artistica che ci chiedeva di creare nuove canzoni. Dopo circa un anno e mezzo di lavoro è uscito “Fine”.


Nel nuovo album a mio avviso l'elettronica riveste un ruolo ancor di più fondamentale per il risultato finale a cui siete giunti, le atmosfere sono sempre oscure ma senza cmq intaccare l'identità sonora della band si respira un aria diversa, oserei dire frutto della definitiva maturità raggiunta....

Penso che l’elettronica e la sperimentazione associata ad essa nel creare nuove atmosfere, abbia rivestito un ruolo decisivo, come pure l’uso della chitarra e della voce. Sono cambiate molte cose a livello sonoro in questi ultimi anni all’ interno della band. L’elettronica, se prima era solo un abbellimento finale ora fa parte della nostra identità stilistica e guida le sorti di una canzone. Insieme ad un nuovo utilizzo della chitarra vogliamo rendere le composizioni più oscure e malate e giocare molto su feedback,rumori, piuttosto che sul riff singolo.


Pensate con FINE di essere arrivati ad una sorta di svolta nella vostra carriera artistica, intendo dire se alla luce di questo disco ci potranno essere in futuro delle nuove vie espressive o anche scelte stilistiche piuttosto radicali?

In fase di composizione ci siamo prefissati solo un punto: che “Fine” doveva essere un punto di svolta artistico. Volevamo staccarci dalle cose fatte in precedenza in modo drastico, netto e deciso. Dare un taglio al passato per avventurarci in cose nuove che ci potessero regalare emozioni nuove. Siamo partiti come band Death-Thrash e ci siamo un po’ stancati di essere visti come un gruppo di metal estremo. Vogliamo continuare ad essere estremi, ostici e fastidiosi ma esprimendoci con altre sfumature sonore. Cercando comunque di mantenere la nostra identità , che, e non vorrei peccare di presunzione, è unica e sempre mutevole. Qualsiasi cosa faremo, saremo sempre noi.


Per quanto riguarda la produzione avete avuto modo di poter contare sull'aiuto di Eraldo Bernocchi, come vi siete trovati a lavorare con lui e quanto la sua visione ha influito sui suoni del disco?

Già da i tempi di “Intimacy” con Eraldo ci eravamo sentiti per una possibile collaborazione e quando abbiamo finito di comporre le canzoni di “Fine” non abbiamo esitato neppure un minuto. Ci siamo sentiti e gli abbiamo chiesto se voleva mixare e produrre il disco. Volevamo dare un tocco visionario e fastidioso ai suoni di “Fine” con un taglio molto poco metal/rock e più sperimentale. Volevamo avere una produzione distante dai classici dischi post hardcore/metal/industrial e penso che lui sia stata la persona giusta per creare questo magma sonoro. Lui è stato entusiasta di partecipare attivamente a questa avventura e si è dimostrato una persona molto eclettica con una cultura pazzesca ed una capacità artistica e musicale mostruosa. Non siamo noi di certo a scoprire le immense doti di Bernocchi. Ci siamo sentiti lusingati che abbia voluto essere della partita. E’ venuto fuori qualcosa di strano, unico, fastidioso e permettimi, stupendo. Un esperienza che ha lasciato li segno anche sui solchi del disco.


Sono rimasto molto sorpreso dalla cover di "Cupe Vampe" dei C.S.I., ti confesso che prima di prestarmi all'ascolto ero molto scettico sul possibile risultato ed invece mi sono dovuto ricredere alla grande. In passato ci avevi detto di apprezzare la band nostrana, perchè la scelta è ricaduta proprio su questo brano?

Buona parte della band ama ciò che hanno fatto questi personaggi, prima con CCCP e poi con CSI. Sono tra i nostri ascolti preferiti. Insieme a pochi altri gruppi mainstream sono riusciti a creare uno spazio enorme tra musica rock con un certo peso specifico e rock da intrattenimento. La loro è pura poesia. Che sia elettrica che sia acustica i CSI ci hanno regalato vere perle immortali di enorme ed incredibile espressività musicale. Giovanni Lindo Ferretti non un cantante nel senso stretto del termine. Ma è il migliore in assoluto. Le sue poesie, la sua interpretazione, il suo essere così poco frontman e così tanto icona lo rendono unico. Che si condivida ciò che scrive e ciò che pensa oppure no. Si esprime in un modo che non può non colpirti. Volevamo rendere omaggio ad una delle più grandi band italiane di tutti i tempi. Volevamo farlo a nostro modo. Scegliendo una delle canzoni più belle ed evocative che abbiano mai scritto. E’ stata una scommessa. Ma già prima di stravolgerla sapevamo che l’avremmo vinta. Perché lo abbiamo fatto con il cuore e l’anima in mano.


Tutti i pezzi dell'album hanno una spiccata personalità, ma in particolare sono rimasto affascinato da Grey, che come ho scritto in fase di recensione mi ha portato alla mente i grandiosi ed appunti grigi Neurosis di eye of every storm, e penso si possa forse considerare come la più grossa sfida da parte vostra dal punto di vista artistico fino ad ora, sei d'accordo?

“Grey” è nata forse per prima . E’ la prima figlia di questo nuovo matrimonio. “Grey” era acerba. All’ inizio un po’ inconcludente e poco rassicurante. Non ci convinceva. E non ci piaceva. Abbiamo provato ad allevarla, accudirla, proteggerla, educarla ad un suono più sperimentale con tonnellate di effetti, feedback e stravolgimenti stilistici. E’ il pezzo che ci ha fatto sbattere di più. Alla fine i nostri sforzi sono stati premiati. G”rey” è cresciuta. Forte, con personalità, carattere ed ora può camminare da sola. Farsi strada da sé. Superare ostacoli e problemi. Invecchiare in pace. Non abbiamo pensato ai Neurosis, ne tanto meno ad un album monumentale come “Eye of every storm”. Forse il nostro inconscio è intervenuto e ci ha giocato questo scherzo. I Neurosis sono stati i nostri padri e probabilmente questo ha esercitato una grande influenza anche su “Grey”.


Soffermandoci sui testi dell'album è facile notare quanto i riferimenti cromatici siano una costante metafora del mood che si respira nei vari brani...quali temi vengono trattati?

Ho voluto giocare con i colori raccontando delle storie che non sono collegate tra di loro. Potrebbe essere un concept sui colori ma non lo è in senso stretto. Ho voluto raccontare storie molto personali e pensieri trattandoli come se fossero colori. D’altronde la mia vita , se volessimo sintetizzarla e riassumerla giocando con la cromaticità del mondo si colorerebbe con il nero, il bianco, il grigio ,il rosso ed il viola che in “Varnish” rappresenta l’arte che prende vita ed uccide l’artista, oppure in “Painting my life” di un pittore che si fa beffe della morte raffigurandola con toni e colori allegri e sgargianti, oppure in “Collapse of the red side” dove l’ideale di un uomo affoga in un bagno di sangue e bugie.

Parlaci un pò del suggestivo artwork, chi ne è l'autore e cosa rappresenta?

L’artwork, come per tutti i nostri lavori, è stato creato, pensato ed eseguito da Enrico, bassista e creatore di rumori dietro tonnellate di aggeggi infernali. È una sua personale visione messa su tela di ciò che la musica di “Fine” gli ha suggerito. Le sue opere sono molto astratte e personali e racchiudono perfettamente la claustrofobia ed il senso di disagio che la musica degli infection code descrive e decanta.

In occasione di FINE avete anche un nuovo accordo discografico, con il ritorno alla NEW LM Records...

L’accordo con la NEW LM è cosa antica. Li conosciamo dai tempi del nostro secondo album, che produssero. Poi c’è stata la parentesi con la Beyond prod che ha fatto uscire “Intimacy” ed ora rieccoci qui , nuovamente con la NEW LM. Dopo la rottura con la Beyond (peraltro in modo amichevole) non ti nascondo che abbiamo cercato in giro un etichetta, anche e soprattutto estera che ci potesse supportare. Abbiamo fatto ascoltare l’album in giro a molte case discografiche ma nessuno se le sentita di scommettere su di noi. La NEW LM è stata ancora una volta, la nostra ancora di salvezza. Sono piccoli , ma appassionati e sanno ciò che vogliono. Ma soprattutto fanno ciò che dicono.


Per quanto riguarda l’aspetto live cosa avete in programma? C'è già un tour per la promozione del disco in arrivo?

Non parliamo di tour. Non usiamo paroloni. Sarà molto dura poter organizzare qualche data sporadica qua e là in Italia. Nel mentre continueremo a scrivere cose nuove e di qui a breve vorremmo fare uscire uno split, magari in vinile, un sette pollici con qualche altra band. Anzi, colgo l’occasione per lanciare un appello: chi volesse partecipare con noi a questo split ne è il benvenuto. Stiamo lavorando inoltre a degli abbozzi, ancora molto acerbi di canzoni e poi ci stiamo cimentando a stravolgere una altra canzone immortale, che ha fatto la storia del rock più visionario e lisergico. Ne uscirà una versione molto personale.



Ok abbiamo concluso, ti ringrazio per il tempo che ci hai concesso ed in bocca al lupo!

Grazie a voi di Neuroprison per lo spazio ed il supporto. Stay Noise!!


-Edvard-

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