lunedì, novembre 12, 2007

Taint - Secrets & Lies





Si sta tornando progressivamente alla riscoperta dell'hard-rock anni '70, rileggendolo però in chiave decisamente più moderna con un forte background metal ed hardcore. I britannici Taint rimettono piede nella scena a due anni dall'ottimo “The Ruin Of Novà Roma” con un album che segna una marcata virata verso un sound più retrò che di questi tempi, anche grazie a formazioni di assoluto valore come Mastodon, Baroness e Capricorns, è molto in voga in un certo salottino heavy. L'impianto quindi soffre qualche taglio alle reminiscenze sludge e le linee vocali assumono connotati più melodici ma non per questo meno diretti. Vien da dire che un certo fascino la proposta dei Taint l'abbia un po' perso ed invero a questo nuovo capitolo continuiamo a preferire il debutto, vuoi per un'irruenza più marcata e a tratti davvero infuocata, vuoi per una spontaneità lì preminente. Ma non vogliamo star qui a lapidare i Taint in seno alle loro scelte stilistiche (vien da dire anche insindacabili); alla resa dei conti il power-trio gallese (vengono da Swansea) riesce ad infilare una serie di canzoni di tutto rispetto edificate su impalcature che mettono in mostra una spiccata maturità, riponendo molta cura ed attenzione sulle strutture di svolgimento e mettendo in mostra l'esigenza di esplorare nuovi sentieri sonori, magari legandosi a doppia mandata con echi di un passato glorioso come quello dei Jethro Tull (i flauti che sbucano all'improvviso in “What The Crow Saw”). Che i Nostri abbiano cambiato un po' le carte in tavola si sente sin dall'iniziale “Hex Breaker” che allestisce un assalto all'arma bianca sulle dense maglie di un rifferama che sarebbe tanto piaciuto ai Soundgarden della prima ora. Star qui a menzionare l'ascendenza mastodoniana di questi tempi sta diventando pressoché routine data l'immane importanza che il four-piece di Atlanta è stato in grado di guadagnarsi con la pietra angolare “Leviathan”: l'ultima sezione di “Brainstorm Zombie Revival” e “Triumvirate” paiono essere dei chiari omaggi, così come l'intro tra arpeggi dissonanti e slabbrature di “Goddamn This City”. Il sottoscritto ha parecchio apprezzato la seconda parte di “Mass Appeal Sadness” (presumibilmente una ghost-track, ma ci si avvale del beneficio del dubbio) per la cupa e sofferta atmosfera nata da un magma di riff accompagnato da un'andatura ben cadenzata in un'odissea prog costruita parecchio bene. In cabina di regia siede un certo Alex Newport (mastermind dei tanto sottovalutati Fudge Tunnel) e “Secrets And Lies” esce su Rise Above di Lee Dorrian e dimostra che i Taint sono una formazione degna di rispetto e che può suscitare l'interesse di molti cultori dell'hard-progressive contemporaneo. Forse un gradino sotto il già citato debutto, ciò non toglie che questa nuova prova abbia le carte in regola per ritagliarsi il suo meritato spazio.


Locust

1 commento:

Romilar ha detto...

completamente d'accordo con quanto scrivi, questo disco è diverso dal primo bell' album e un passo indietro, non so, hanno sì cambiato ma sento meno la spinta più genuina dell'hardcore